Sole sul tetto dei palazzi in costruzione
Sole che batte sul campo di pallone
E terra e polvere che tira vento
E poi magari piove
Nino cammina che sembra un uomo
Con le scarpette di gomma dura
Dodici anni e il cuore pieno di paura.

L’immagine che mi è venuta in mente spesso mentre stavo leggendo Giovanissimi, secondo romanzo di Alessio Forgione, è questa canzone di De Gregori, La leva calcistica del ’68. Le storie e l’ambiente raccontate da Forgione infatti richiamano tanto di queste atmosfere, dato che Marco, il protagonista, gioca con passione a calcio nella categoria dei Giovanissimi.

All’apparenza la vita di Marco, detto Marocco per i suoi capelli nerissimi e ricci, è simile a quella di tanti adolescenti come lui: la scuola, i votacci, i primi interessi per le ragazze, ovviamente la squadra, le prime canne, e poi il grande amico Lunno, di cui conosciamo solo il soprannome. Lunno è quel genere di amico che tutti noi abbiamo avuto da ragazzini: quello che sembra più grande, che ha già esperienza, che sta sempre un passo davanti a te.

Nella vita di Marocco c’è però una grande ferita: esausta dal rapporto col marito, la madre se n’è andata molti anni prima e l’ha abbandonato senza mai più farsi sentire.

Il libro si dipana tra giornate tutte simili e abbastanza statiche, in cui Marocco si allena, gioca la partita della domenica, vende fumo ai compagni a scuola, va in motorino insieme a Lunno; fino a quando incomincia una storia con Serena, la figura più radiosa di tutto il libro.

Il ragazzo si farà
Anche se ha le spalle strette
Quest’altr’anno giocherà
Con la maglia numero 7

Giovanissimi è una bella storia di solitudine su come si cambia quando si cresce, sulle prese di coscienza, su quanto è bello e doloroso diventare grandi.

Non ho ancora letto il primo romanzo di Alessio Forgione, ma la sua capacità di dire tutto scrivendo poche parole ma ben spese mi ha fatto venire voglia di leggere anche il suo esordio, Napoli Mon Amour.

E fu così che pensai che nel primo ciao che ci si dice è compreso anche l’addio è che l’inizio è solo l’inizio della fine e che ogni incontro non è altro che un lungo abbandono.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...