Vi ricordate com’era il vostro primo amore? Il primo che vi abbia detto “ti amo”, il primo che vi ha tolto il senno, il primo che vi ha fatto sentire adulti? Io sì, molto bene: c’è stato un prima e un dopo quella storia, come dice anche Charlie, il protagonista di “Un dolore così dolce” parlando di Fran, la ragazza che gli ha rubato il cuore.

È l’estate del 1997 e Charlie ha 16 anni. A scuola andava bene, fino a quando la sua famiglia non è completamente andata a rotoli e la mamma è andata a vivere con un altro uomo, portandosi dietro la sorellina Billie. Charlie invece è stato costretto a rimanere a casa con il padre depresso e disoccupato e sta trascorrendo l’estate tra gli amici di sempre e un lavoretto alla pompa di benzina, quando nella sua vita irrompe una presenza inaspettata: Fran Fisher.

Fran e Charlie si conoscono in un prato, per caso: lei fa parte della Compagnia del Bardo, una piccola compagnia teatrale amatoriale che sta mettendo in scena Romeo e Giulietta, di cui lei recita la parte della protagonista. A Charlie del teatro interessa poco o niente, ma pur di rivederla si presenta tutti i giorni alle prove, ormai precettato nel ruolo di Benvolio.

L’esperienza della compagnia teatrale per Charlie non sarà solo un modo di conquistare il primo amore della sua vita, ma anche una scoperta di se stesso e un primo passo verso l’età adulta: qui conoscerà la vera amicizia, la condivisione, il senso di appartenenza, che niente aveva a che fare coi bulletti con cui si accompagnava a scuola. E poi lei, Fran Fisher, in tutta la sua bellezza e simpatia: un personaggio positivo che lo spinge a dare sempre il meglio di sé.

Un libro che vi farà venire nostalgia di quella tardoadolescenza in cui tutti i sentimenti sono amplificati e vissuti col volume al massimo, in cui si crede al per sempre, in cui si scoprono via via parti di noi che nemmeno sapevamo di possedere. Imparare ad amare è un dolore così dolce, straziante, ma necessario. E Nicholls ancora una volta ce lo racconta in modo magistrale.

Diciamo che non volevamo stare con nessun altro, che il tempo non trascorso insieme ci sembrava sprecato, che non riuscivamo neppure a immaginare che le cose potessero cambiare fra noi. C’è un po’ di tutto questo nel mio racconto, non piú di una manciata di pagine, in realtà. Il resto passerà sotto silenzio, il che non vuol dire che l’abbia dimenticato.

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