Era un pomeriggio afoso di luglio. Seduti sulla Punto bianca, Livio ed io stavamo andando da un cliente. La città era già semivuota, percorrevamo velocemente un grande viale dove le macchine sfrecciavano sull’asfalto caldo. Dopo un serrato scambio di consigli letterari, Livio iniziò a raccontarmi del libro che stava scrivendo, al quale stava lavorando da molto tempo: era la storia di Dino, suo padre, accaduta durante la Seconda Guerra Mondiale; era la storia raccontata ne La verità che ricordavo, che in quel momento era ancora un file nascosto del suo Mac. Da quel momento Dino diventò un grande amico per me. E anche Livio.

Questa storia straordinaria incomincia a Narzole, un paese delle Langhe. Dino ha 17 anni e fa il cameriere nell’osteria di famiglia. Un giorno i fascisti vengono a prendere lui e suo fratello, nonostante non fossero ebrei, e li deportano in Germania. Qui Dino ha la grande fortuna di non finire in un campo di concentramento, ma in un Offizierskasino, un circolo ufficiali delle SS, dove lo prendono a lavorare come sguattero di cucina e cameriere.

Tutto sommato Dino se la passa abbastanza bene, e non ha idea di che cosa stia avvenendo nel resto del mondo e nei campi di concentramento. Lo trattano bene, lui è spaventato e ha solo 17 anni. Dentro di sé inizia a farsi strada un dilemma: cosa pensare dei Tedeschi? In più, c’è un fedele “amico” che compare ogni tanto a sparigliare le carte: un “nano incredibilmente alto” che ama stuzzicare Dino e metterlo in difficoltà.

Perché leggere La verità che ricordavo? Perché è uno splendido romanzo di formazione che è accaduto realmente; perché ci offre un punto di vista diverso sulla Storia, perché è scritto molto bene, perché certe cose non si possono dimenticare e non devono esserlo.

Tornati in agenzia, quel giorno mi arrivò una email da Livio, con oggetto “leggere“. In allegato il racconto di Dino. Da quel giorno ho letto e riletto questa storia tantissime volte, in tantissime forme, consigliando, discutendo, infastidendo (qualche volta), complimentandomi (molto spesso). 

Potete scaricare le prime dieci pagine del libro qui. Intanto vi lascio una piccola pillola della gentilezza d’animo di Dino.

Un pensiero su “La verità che ricordavo

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